In località Porto sorge un elegante palazzo barocco caratterizzato da un lungo fronte verso il lago e da un oratorio che fu per secoli la cappella privata di questa dimora. Già nel XVI secolo doveva esistere una casa importante, di ragione della famiglia Bonanomi che riscuoteva i diritti di transito sul ponte.

Nel secolo successivo subentrarono nella proprietà i marchesi Recalcati: Antonio Recalcati, che fu senatore di Milano, volle costruire, accanto al palazzo, l’oratorio accennato sopra dedicato a San Carlo.

Dispose che il piccolo tempio servisse anche agli abitanti del luogo; allora il Porto era nella giurisdizione della parrocchia di Lecco e in tal modo si offriva a chi non poteva attraversare il ponte la possibilità di assistere comodamente alle funzioni religiose. Nel 1964 la chiesina fu dotata di balaustre di pietra, stucchi, marmi, altare e soprattutto di un bel dipinto con funzioni di pala d’altare che raffigura la Vergine, San Carlo e angeli.

Nel 1820 la proprietà passò nelle mani della nobile famiglia Testori De Capitani che, avendo a Garlate una grande casa con giardino, si obbligò all’onere di una messa festiva nell’oratorio, continuando l’impegno assunto un secolo prima dai Recalcati. Nel 1800 la chiesa e il palazzo avevano subito ingenti danni a causa dello scontro armato fra le truppe napoleoniche e quelle alleate austro-russe, impegnate nella celebre “battaglia di Lecco”.

Il grande palazzo Recalcati presenta ancora oggi un aspetto secentesco, si svolge secondo una pianta a U sopra una corte che un tempo era chiusa verso occidente da una cortina di case rustiche abitate dai coloni della nobile famiglia. Sostanziali modifiche furono portate sia alla facciata del palazzo sia al cortile interno mediante la formazione di un atrio porticato a tre fornici e di un monumentale scalone che porta al piano nobile. Di grande effetto scenografico era anche il vasto giardino arricchito da statue che si spingeva fino alle falde del Monte Barro, oggi solo in parte superstite.

Rovesci finanziari colpirono intorno al 1890 la famiglia Testori De Capitani e la proprietà di Malgrate fu messa all’asta. Pervenne nel 1894 un facoltoso commerciante di Olginate, Felice Figini, che fu poi sindaco di Malgrate. Alla sua morte fu ereditata da una delle tre figlie, Carolina, che aveva sposato un Trabattoni. L’antico palazzo fu successivamente venduto alla curia milanese, mentre in una parte del giardino i Trabattoni edificarono una grande casa a più piani per la loro abitazione. Per molti anni il palazzo non ricevette un’adeguata manutenzione e trasmetteva un senso di semi abbandono fino agli anni settanta del secolo scorso, quando finalmente si pose mano a un rifacimento della facciata che assunse un aspetto decoroso.

A partire dal 1973 don Eugenio Ronchi era stato aggregato come coadiutore alla parrocchia di San Nicolò con il preciso incarico di occuparsi dei parrocchiani residenti al Porto. Ci fu subito un problema da affrontare e risolvere, quello del luogo di culto. La chiesetta dedicata a San Carlo era infatti ancora privata e, secondo la consuetudine, veniva concessa solo per la celebrazione della messa festiva. Bisognava trovare un’alternativa, non solo per i giorni feriali ma anche per quelli festivi: la cappella del palazzo, infatti, non bastava più. La soluzione venne trovata in un…negozio.

I Monti infatti misero a disposizione i locali annessi alla macelleria. La prima messa venne celebrata la notte di Natale del 1973. I ragazzi del Porto, ormai sposati e con figli, manifestarono la necessità di avere una parrocchia al Porto con un oratorio come punto di aggregazione dei tanti bambini che c’erano nel nuovo quartiere.

L’anno decisivo fu il 1977 quando anche il palazzo sembrava destinato a subire la sorte degli altri edifici con la demolizione e la sostituzione con nuovi condomini. Furono i “ragazzi” del Porto a ribellarsi a questa prospettiva. La Curia non solo acquistò lo stabile nel 1976 ma istituì la nuova parrocchia con decreto firmato dal Cardinale Colombo in data 4 Novembre 1977, solennità di San Carlo Borromeo al quale la parrocchia stessa venne dedicata. Come nuovo parroco venne scelto don Eugenio Ronchi che aveva già seguito il Porto nei tre/quattro anni precedenti: una parrocchia dove c’era tutto da costruire, cominciando dagli spazi fisici visto che al momento dell’istituzione il palazzo acquistato dalla Curia era occupato ancora da dieci famiglie e da cinque magazzini.

L’interno della chiesa del Porto è stata ricavata nell’ala del palazzo che ospitava le stalle: materiali poveri come il legno, suppellettili modeste…questa semplicità è un continuo richiamo all’essenzialità, il segno della tradizione. Su di essa, dal 1997, veglia la “Madonnina del Porto” soccorso a tutti noi nelle nostre necessità spirituali e materiali.