Struttura

L’edificio, che non a caso si affaccia sulla piazza intitolata alla figura manzoniana di Padre Cristoforo, presenta la struttura tipica delle chiese francescane, caratterizzate da una semplice navata con soffitto a capanna e arconi trasversi.


Il presbiterio di forma rettangolare è sovrastato da una volta a botte mentre il retrostante abside presenta un perimetro quadrangolare. 

Esterno

L’edificio religioso, che domina la piazza, è posto in posizione arretrata ma comunque dominante sull’adiacente Cappella di San Gregorio. La facciata è rappresentata da quattro lesene decorative con capitello ionico e un frontone a timpano di impronta neoclassica. Posta centralmente sopra il portone principale si trova una finestra bifora addizionata ad altre due semplici laterali.

La cappella sulla sinistra riporta, sul lato rivolto verso la chiesa, una lapide in memoria dei caduti nei due conflitti mondiali; funge da base per la torre campanaria che venne edificata nel corso del Novecento andandosi ad aggiungere al settecentesco campanile di foggia triangolare noto come Campaniletto recentemente ripristinato poiché danneggiato da un fulmine nel 1713.


Sul lato opposto della piazza si trova un Ossario del 1699 con una finestra ferrata all’interno della quale restano ben visibili numerosi teschi.
Congiunto sul fianco destro della chiesa si trova l’ingresso dell’antico Convento dei frati Cappuccini.

Interno

Dopo la soppressione del convento furono aggiunte delle cappelle sul lato sinistro della navata, che se pur impreziosita da pregiati arredi ed opere d’arte quali l’altare maggiore risalente al XVII secolo e le decorazioni del soffitto ligneo, realizzate all’inizio del Novecento dal pittore valsassinese Luigi Tagliaferri, mantiene la struttura semplice ed essenziale della regola francescana.


La prima cappella, dedicata a San Giuseppe, apparteneva all’oratorio di San Gregorio e alla soppressione dell’oratorio stesso venne annessa alla chiesa, collocando l’altare in marmo del primo Settecento dov’è attualmente.
Segue l’altare del Crocifisso, con un Cristo a tutto tondo del XVII di legno intagliato e dipinto, la testa reclinata, dalla accurata ricerca anatomica.

La terza cappella contiene una delle opere d’arte più singolari del Lecchese: si tratta di nove teche di vetro contenenti composizioni di un artista ignoto in cera policroma riferibili alla cultura napoletana del tardo Seicento provenienti dalla distrutta chiesa lecchese di San Giacomo, che rappresentano sette scene ispirate al Nuovo Testamento sulla vita di Cristo e della Vergine, oltre a due scene della vita dei Santi Francesco e Chiara.

Nella nicchia centrale è posta la statua lignea dell’Addolorata (fine XVII-inizio XVIII secolo). L’insieme fu assemblato presumibilmente in epoca neoclassica con la realizzazione della struttura architettonica mascherata da decorazioni barocche.
Sul lato destro dell’edificio, insieme a due stendardi ricamati, si trova una delle più importanti testimonianze della pittura lombarda del XVII secolo presente a Lecco. La tela, pala dell’altare maggiore fino al 1713, è uno splendido dipinto di Giovan Battista Crespi detto Cerano, illustrante San Francesco d’Assisi e San Gregorio Magno che adorano la Santissima Trinità.


In sacrestia, vi è la pergamena con i nomi dei religiosi e secolari sepolti sotto il pavimento della chiesa fino alla fine del secolo XVIII, elenco che riserva … sorprese ed emozioni.

Nell’ex oratorio di San Gregorio sono custodite sette tele di Giuseppe Antonio Pianca (1703 – post. 1757) donate al convento dal padre Pompeo da Oggiono nel 1760, cfr Cronichetta, raffiguranti i quattro dottori della Chiesa (San Gerolamo, San Gregorio Magno, Sant’Ambrogio, Sant’Agostino), due mistiche (Sanat Margherita da Cortona e Santa Caterina da Bologna) e un quadro della Madonna Immacolata.