Testo del ringraziamento scritto e letto da Mauro Fumagalli durante la santa Messa del 4 ottobre 2020 in Basilica san Nicolò alle ore 10.00 per festeggiare e ringraziare il Diacono Armando Comini.

Crii! ……. Croooo!

Così tu, il Comandini…ops…Comini, davi il via ai pomeriggi del Grest: con questo semplice segnale vocale quell’esercito di scatenati monelli in un baleno era zitto ad ascoltare il programma del giorno.

Il regalo della Comunità pastorale: un’icona e il ringraziamento “colorato” della Scuola dell’Infanzia Papa Giovanni XXIII

Più di mezzo secolo è trascorso, ma nella nebbia di ricordi tanto lontani alcune immagini restano nitide nella memoria e definiscono in maniera netta l’aspetto più caratteristico del tuo modo di metterti al servizio della comunità e danno il motivo per cui oggi in tanti vogliamo dirti grazie: la passione per l’educare.

Altri potranno con maggior titolo ricordare e ringraziarti per il tanto bene nell’educare che hai profuso anche nella società civile in lunghi anni di insegnamento come maestro e poi direttore vicario alla scuola elementare De Amicis.

In queste poche righe restiamo all’esperienza del tuo educare in Oratorio con la sensazione che, anche per te, tutto è iniziato lì, che i tratti caratteristici del tuo essere educatore da lì sono partiti e poi si sono estrinsecati anche negli altri ambiti della tua lunga esperienza.

Cercherò dunque di individuare quei tratti attraverso alcune immagini rimaste care e nitide nel ricordo.

Torno quindi a quegli anni quando ti ho conosciuto, quando tutti noi di quella generazione di bambini ti abbiamo conosciuto: eri il signor Armando Comini, il “capo” del Grest.

Eccolo il primo Armando che ricordo: ritto in piedi, sotto la campanella appena suonata, davanti alle file di noi ragazzi scalpitanti e impazienti per voler giocare, fermo, determinato e capace nel tenerci attenti e ordinati.

È stata l’attenzione alla disciplina il tuo primo tratto caratteristico nell’educare, ma disciplina non per un gusto militaresco, bensì nella sua accezione più alta di corretto atteggiamento del discepolo che lo impara per fare bene ogni cosa: giochi, preghiere, merenda, gite in montagna, bagni a Pradello…così il grido già ricordato, Cri-Cro, il fischietto, talvolta il richiamo, erano tutti modi, semplici, ma comprensibili e chiari, per educare al giusto comportamento di fronte alle cose da fare.

Un altro tratto tuo caratteristico è stato quello del “parlare chiaro”, virtù importante che hai sempre cercato di praticare nel tuo modo di educare, ma soprattutto che hai voluto trasmettere ai ragazzi e giovani che ti erano affidati. Papa Francesco direbbe della “Parresia”, tu allora, più semplicemente forse, ma altrettanto efficacemente ed evangelicamente ci dicevi: <<il vostro parlare sia: “Sì, sì”, “No, no” >>, ho questo ricordo nitido in un incontro di catechesi quando eri nostro incaricato adolescenti ed eravamo riuniti nell’aula al primo piano, dove oggi c’è il bar, seduti intorno al tavolo e tu che insistevi sull’importanza di questa frase del Vangelo di Matteo e di come si dovesse tradurla nella vita di tutti i giorni….era il 6 maggio 1976. Ti stupirà tanta precisione della data, ma la ragione è che quella sera, durante la riunione, avvertimmo le scosse di terremoto che stavano devastando i territori del Friuli.

Un ultimo tratto mi piace ricordare perché anche in questo sei stato per me, per noi, un maestro: fare bene ogni cosa, che fosse ciclostilare il testo per una preghiera o un incontro con la mitica “Gestetner” su nel “tuo studio”, o una gara di “sughi di pastasciutta” -eravamo a Campo de’ Boi- o un cartellone per la classifica del Grest, e così si potrebbero citare tante e tante cose fino ad arrivare alla ristrutturazione del “gruppo tecnici” che, con il carissimo don Franco, hai voluto convintamente. Non però con la “mania” per il fare, ma nella consapevolezza che valorizzare il fare significa valorizzare chi fa, cioè la persona, il ragazzo, il giovane, che così cresce, matura e struttura meglio la propria umanità.

Questi mi sono parsi i tratti più caratteristici del tuo modo di essere educatore, per come ti ho, ti abbiamo, conosciuto in questi ultimi cinquanta, cinquantacinque anni!

Ma non si capirebbero pienamente se non venissero ricompresi nell’orientamento più generale della tua vita: servire gli altri.

Quell’orientamento che si è compiuto definitivamente con la tua ordinazione diaconale ormai ventisei anni fa, da allora sei don Armando, il diacono Armando, ma sempre per servire, servire i bambini nell’asilo, i ragazzi e i giovani nell’oratorio, la comunità nella Parrocchia, i poveri nella Caritas, l’altare nelle liturgie…servire l’umanità, servire la Chiesa.

In queste poche e povere righe ho ricordato solo qualche aspetto, molto parziale, della tua esperienza di vita nella nostra comunità, ma è stato solo un pretesto, una scusa necessaria per dirti con amicizia e riconoscenza un immenso GRAZIE.

GRAZIE per la fedeltà del servizio

GRAZIE per la dedizione nell’impegno

GRAZIE per l’esempio di vita.

Concludo con la citazione di un passo del Vangelo di Giovanni che so esserti molto caro:

“Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.” (Gv 13, 12-17)