Lecco ha portato al cinema Nuovo Aquilone l’intera città per un momento di memoria attraverso le immagini del documentario “Un Mondo Giusto”, presentato in anteprima nazionale in omaggio all’ong lecchese Mondo Giusto, che il 6 agosto 1995 nel Kivu – la stessa zona salita alla ribalta delle cronache qualche mese fa per l’uccisione dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio – in Congo, allora Zaire, ha visto uccidere 6 persone di cui due bambini. L’occasione della proiezione è stata anche quella della festa per l’intera comunità e per l’associazione umanitaria che proprio quest’anno celebra i 50 anni. Mezzo secolo di progetti realizzati (ponti, scuole, impianti idrici e per la produzione di energia, attività artigiane e agricole) non soltanto nell’ex Congo dove ha mosso i suoi primi passi ma anche in altri Paesi (Tanzania, Kenya, Camerun, Angola, Madagascar, in America Latina) ma anche in Italia con la promozione di cooperative sociali.

La sala del Nuovo Aquilone piena per l’anteprima del docufilm Un Mondo Giusto

Il documentario prodotto dalla Fondazione Ente dello Spettacolo racconta quel momento di 26 anni fa quando un gruppo di volontari dell’associazione si recò in visita in un parco naturale e venne assalito da rapinatori, probabilmente estremisti hutu. Restarono uccisi Luigi Cazzaniga, Michelangelo Lamberti, Tarcisio Cattaneo, Adelio Castiglioni e i suoi due figlioletti Roberta e Samuele. Scamparono per caso al massacro Flavio Riva e Noelle Castiglioni (moglie di Adelio e mamma dei due bambini) che restò paralizzata.

Don Davide Milano, prevosto cittadino e presidente di Fondazione Ente dello Spettacolo introduce il docufilm Un Mondo Giusto: “Intitoliamo un luogo della città ai Caduti di Mondo Giusto”.

Fu un duro colpo per la piccola associazione fondata dal cardiologo Domenico Colombo – presente in sala – dopo che, andato in Africa da giovane medico proprio per esercitare la sua specialità, si accorse che in realtà venivano prima altri bisogni: mangiare, bere, lavorare.

Presente anche un sopravvissuto a quell’eccidio, Flavio Riva, tornato in Italia, pensava di lasciare quell’impegno decidendo poi di proseguire proprio per onorare il ricordo dei compagni uccisi, così come hanno fatto tutti gli altri. «A un certo punto – dice Riva nel film – ho smesso di domandarmi perché sono sopravvissuto, altrimenti sarei diventato pazzo»: oggi è il vicepresidente dell’associazione. 

Con la regia affidata a Manuele Mandolesi, «Di Mondo Giusto non potevano non parlare in questa sala», sottolinea il prevosto e presidente della FEdS, don Davide Milani.

«Il film – ha spiegato Mandolesi – ricorda sì quando avvenuto nel 1995, ma soprattutto vuole raccontare proprio come “Mondo giusto” abbia reagito e abbia deciso di continuare, parlando dei progetti, dei volontari e delle loro emozioni, anche se in soli 52 minuti non è facile».